Sai riconoscere il tipo di attaccamento che i bambini hanno
instaurato con chi si prende cura di loro? Ecco lo studio che te lo
svela!
Nella scuola dell’infanzia il
periodo dell’inserimento dei nuovi bambini è un ottimo osservatorio per
comprendere la situazione relazionale che ciascuno di essi vive rispetto alla
figura genitoriale che li accompagna in questo delicato percorso.
La relazione tra adulto e bambino si fonda su due tipici stili di interazione complementari che ancora oggi accomunano l’uomo evoluto alle specie animali. Se nel bambino si attiva ricorrentemente il sistema di attaccamento, nell’adulto si attiva ricorrentemente il sistema di accudimento.
Il primo è
determinato dal “bisogno di protezione e conforto e ci porta a cercare la
vicinanza di un membro autorevole del gruppo […], ovvero è ciò che spinge
il bambino a cercare la presenza del genitore o di un adulto ogni volta che
avverte un bisogno di qualunque genere.” (Meini, 2008)
Il secondo è determinato dall’inclinazione
“a offrire cura a chi, all’interno del gruppo, ne manifesti l’esigenza”. Ecco
perché questo sistema “è tipicamente attivato con frequenza massima nel
genitore del bambino piccolo” (Meini, 2008)
Tuttavia, nonostante questa unica interconnessione naturale
e istintiva, la complementarietà relazionale tra il bambino e l’adulto può
assumere diverse configurazioni: in altri termini, ciascun genitore risponde alle
richieste del proprio figlio, ma non tutti lo fanno allo stesso modo. A seconda
del feedback che riceve dall’adulto, quindi, il bambino adeguerà di conseguenza
il suo modo di relazionarsi con lui. È ovviamente un adeguamento spontaneo, di
cui il bambino non ha consapevolezza, ma che si esprime inequivocabilmente attraverso
una serie di atteggiamenti, divenuti oggetto di un importante studio sperimentale
che prende il nome di Strange Situation (Ainsworth et al., 1978).
Di cosa si tratta? È un sistema di verifica del tipo
di relazione di attaccamento che il bambino piccolo, tra i 12 e i 18 mesi,
intrattiene con la figura di riferimento che lo accudisce.
Perché allora ne parlo facendo riferimento ai bambini
della scuola dell’infanzia, la cui età anagrafica non corrisponde a quella
della fascia di controllo dello studio in questione? Perché una relazione
di attaccamento “problematica”, se non risolta, tende a consolidarsi e
ripresentarsi quindi con le stesse modalità di interazione anche in seguito, in
bambini un po’ più grandi.
Come funziona la Strange Situation? “Il bambino viene
accompagnato da un adulto che si occupa correntemente di lui […] in una stanza
contenente alcuni giocattoli. Entra un estraneo e comincia a giocare col
bambino. Il genitore prima osserva l’interazione, quindi esce dalla stanza per
rientrarvi dopo circa tre minuti accogliendo con un abbraccio il bambino. La
separazione-riunione è ripetuta alcune volte”. Nella scuola dell’infanzia
solitamente questa prima fase è più estesa e il ricongiungimento avviene dopo
circa un’ora.
“La reazione del bambino alle varie fasi della Strange
Situation permette di classificare il tipo di relazione intercorrente con il
genitore. […] La griglia interpretativa prevede quattro tipi di attaccamento,
di cui tre organizzati e uno disorganizzato”.
1.
“L’attaccamento è detto evitante se il
bambino non si oppone alla partenza del genitore e al suo ritorno lo evita, per
esempio sottraendosi all’abbraccio o distogliendo lo sguardo”.
2.
L’attaccamento è detto sicuro, “se il
bambino protesta al momento della separazione ma si calma appena il genitore
rientra, accettando e ricambiando le manifestazioni di affetto”.
3.
L’attaccamento è detto resistente-ambivalente
se “il bambino protesta al momento della separazione ma non trova consolazione
nemmeno al momento del ritorno del genitore” […].
4.
L’attaccamento è detto disorganizzato
quando “è caratterizzato dall’assenza di una qualsiasi forma coerente e
organizzata di comportamento. Per esempio, al momento della riunione il bambino
si avvicina al genitore con il volto girato dall’altra parte, oppure si ferma
ad osservarlo come in trance, immobilizzato e con lo sguardo perso nel vuoto”.
Perché è
importante avere questo tipo di informazioni? Perché la conoscenza dello
stile di attaccamento che il bambino mostra di avere verso il genitore che lo
accompagna ci permetterà di trovare delle strategie adeguate a facilitare nel
più piccolo il difficile momento del distacco e a guidare l’adulto verso un
ricongiungimento positivo con il proprio figlio.
Agata Calise
Bibliografia
Cristina Meini, Psicologi per natura, introduzione ai
meccanismi cognitivi della psicologia ingenua, Carocci, Roma, 2008

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