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domenica 21 novembre 2021

FESTA DELL'ALBERO

COME PROMUOVERE NEI BAMBINI UNA CULTURA GREEN?🌳🍀

COME AVVIARLI AL RISPETTO CONSAPEVOLE E INTENZIONALE DELLA NATURA ?


Complice l’autunno, l’albero è stato in questo periodo oggetto di scrupolosa osservazione e variegata conoscenza. 

Ma come si può far cogliere ai bambini la relazione causale tra l’albero e la vita dell’uomo? In altre parole, da dove si parte affinché l’importanza dell’albero sia compresa dai bambini in modo incisivo e persistente? 

Come per ogni concetto complesso, il percorso di apprendimento va destrutturato e ricostruito sulle conoscenze già possedute dai bambini e sulle quali fare leva per scuotere il contenuto emotivo-valoriale che le accompagna. Fare emergere impressioni cognitive nelle quali il bambino è il protagonista permette successivamente di attivare processi di riflessione e immedesimazione per analogia, anche quando la situazione li vede come semplici osservatori. Questa modalità di apprendimento consente, quindi, al contempo di allenare progressivamente i bambini al decentramento del proprio Sé, anche se metaforicamente sempre presente sullo sfondo come radice dello sviluppo del concetto, e all’accoglimento di quello altrui. 

💞Educando alla conoscenza, educo trasversalmente all’emozione e all’empatia, al cuore delle quali si può giungere soltanto indirettamente.

Facciamo un esempio partendo da un presupposto valido nella stragrande maggioranza dei casi: 

ogni bambino ha una casa in cui tornare dopo la scuola, le attività pomeridiane e le passeggiate o la spesa, ecc. 


1. Accendiamo il loro immaginario e recuperiamo la conoscenza attraverso la memoria emotiva con una semplice affermazione. <<Che bello poter tornare a casa quando fuori fa freddo, o sono stanca ed ho voglia di riposare, oppure ho fame e voglio fare uno spuntino, ecc. >> Attendiamo qualche secondo e poi facciamoli entrare nella conversazione: <<Succede anche a te?>> Dai, raccontami: <<Cosa ti piace fare quando sei a casa?>>

I bambini faranno a gara per poter raccontare un’esperienza pregna per loro di significato emozionale (l’emozione recuperata costituisce già di per sé un impulso all’azione motoria, tradotta in questo caso nella produzione verbale del racconto). 

2. Quando la casa attraverso le loro testimonianze avrà assunto un ruolo di preminenza nel benessere di ciascuno, spostiamo l’attenzione sui protagonisti dell’autunno che abbiamo avuto modo di conoscere attraverso le attività pregresse: gli animali che vanno in letargo.        

Recuperiamo le informazioni che i bambini ricordano in proposito (che equivale anche alla verifica degli stessi apprendimenti) ipotizzando e dubitando, e non affermando: <<Mi sembra di ricordare che anche quegli animali di cui parlava la storia “x o y” volevano una casa…, vero?>>.  <<Però non ricordo il perché. Che fanno questi animali nella casa?>>    


Parte il brainstorming dei bambini…    💭💬

Accogliendo le loro suggestioni si può replicare: <<Io però non ho mai visto la casa di un orso nella nostra città. Dove vive? Voi lo sapete?>>

Se anche i bambini non sapranno nominare esattamente gli ambienti di vita di questi animali useranno tutte le espressioni possibili per farti capire che hanno compreso che vivono dove ci sono tanti alberi. 


3. Quello è il momento in cui puoi associare il concetto di casa al concetto di albero.  <<Ma allora mi state dicendo che questi animali vivono IN MEZZO agli alberi? O vivono SOPRA gli alberi? O DENTRO gli alberi? O SOTTO gli alberi?>>

Saranno le stesse risposte dei bambini che amplieranno il concetto di casa-albero al di là dell’argomento del letargo e di ambienti di vita distanti dal loro: <<Gli uccellini vivono sopra l’albero, sui rami>>. Se hai la fortuna di avere qualche albero intorno puoi prevedere di fare una breve uscita con i bambini per vedere se trovate gli uccellini o le loro “casette”.  Questa “divagazione”, infatti, serve per mettere a fuoco il nostro concetto di partenza, facendo in modo che abbia sempre un aggancio con ciò che i bambini già conoscono. 

Riporta adesso l’attenzione sugli animali che vanno in letargo e in particolare su quelli che vivono dentro e sotto l’albero, ripercorrendo la strada della storia che hai utilizzato per presentarli ai bambini.


4. Adesso che è emerso che ogni parte dell’albero serve ad offrire uno specifico riparo in funzione delle abitudini e necessità degli animali che ospita, avvia la conversazione verso la sua conclusione: <<Ma allora senza i loro alberi questi animali non avrebbero più la loro casa e morirebbero di freddo, di fame, di sonno? Poverini!>>. <<E noi come possiamo aiutarli? Dobbiamo tagliare o proteggere gli alberi?>>

La risposta dei bambini non lascerà spazio a dubbi sul da farsi, ma non darla per scontata e valorizzala con un’ultima affermazione: <<Allora me ne ricorderò e cercherò di prendermi cura degli alberi anch’io come voi. Grazie bambini!>>


Certo, la strada verso la correlazione albero-uomo-vita è ancora distante ma deve necessariamente passare attraverso fasi intermedie come la correlazione albero-animale-vita, nella quale, come spero di aver chiarito, la concatenazione è per i bambini di immediata intuizione (se accompagnata da un’efficace mediazione).

Se mancano questi fondamentali passaggi, si possono fare meravigliosi lavori sull’importanza dell’albero, ma si correrà il rischio che rimangano sterili dal punto di vista della formazione, e che il bambino percepisca questa importanza (attribuita dall’adulto) in modo superficiale poiché acquisita senza la sua personale intuizione.


💥P.S.: è bene tener presente che questi percorsi di apprendimento e gli argomenti trattati possono (sarebbe anzi auspicabile lo facessero) scoperchiare “il vaso di Pandora” e innescare dinamiche di difficile gestione. Potresti cioè imbatterti in bambini per i quali la casa e il clima che vi respirano dentro rimanda a sensazioni ed esperienze tutt’altro che positive
. Bisogna quindi essere pronti ad accogliere eventuali manifestazioni di disagio, anche profondo, attuando tutte le necessarie divagazioni per esprimere il malessere, prima sul piano simbolico e poi su quello reale. 


Ma se questo può succedere è proprio perché sul piano simbolico-metaforico, anche se non ancora su quello reale e della consapevolezza, le diadi albero-vita e vita-benessere i bambini le hanno intuitivamente colte nella loro pienezza e nella loro interconnessione.



Agata Calise



martedì 5 ottobre 2021

CREATIVITÀ: UNA DIMENSIONE SUI GENERIS TRA ETICA ED ESTETICA

 

Premessa

A partire dall’esperienza diretta dei bambini, tanto 
quella che può essere esperita e agita in ambito scolastico quanto quella pregressa, rievocata attraverso opportune sollecitazioni, si procede alla disamina dei segmenti apprenditivi inscritti in tali attività.

Naturalmente, infatti, a questa età i bambini hanno una percezione globale di eventi reali, emotivi e relazionali, ma è sempre a questa età che via via si procede verso una forma di discriminazione delle varie fasi esperienziali, cominciando a collocarle su diversi livelli in base a dei criteri di categorizzazione. Essa è possibile solo se si possiedono i necessari framework, schemi di decodifica della realtà che consentono di sistematizzare via via le conoscenze mentre si apprendono o, meglio, mentre se ne apprendono le componenti cognitive in esse contenute.

 

Capite bene qual è il paradosso in cui si incorre all’interno del dialogo insegnamento/apprendimento?

Ogni volta che offriamo ai bambini uno schema interpretativo della realtà stiamo inevitabilmente condizionando i parametri che utilizzeranno per accostarsi o prendere le distanze da una certa situazione. Stiamo cioè condizionando i loro giudizi e le loro scelte.

E tuttavia questa fase di “indottrinamento” è necessaria affinché i bambini possano gradualmente acquisire una propria personale e originale concezione delle cose, che possano cioè dare sfogo e forma alla tanta auspicata CREATIVITÀ. La creatività non è caos, non nasce dal nulla.

Per essere creativi, infatti, occorre conoscere gli elementi di cui ci serviamo per poterne stravolgere, ad esempio, la destinazione d’uso. Qualcosa che si accosta alla licenza poetica di chi si esprime in versi. Questi elementi, apparentemente di interesse esclusivamente cognitivo, assumono invece una connotazione ETICA che rimanda all’educazione al rispetto, ma anche alla sua controparte: la disobbedienza. Queste due sfaccettature del fare, che è anche pensare, si concretizzano nelle nostre produzioni. Meglio, dalle nostre produzioni si può comprendere qual è la nostra attitudine comportamentale, se andiamo verso il rispetto o verso la disobbedienza, uscendo dagli schemi.

 

Come il valore etico condiziona la nostra percezione estetica o viceversa?

Anche se sei un’insegnante illuminata e non hai mai giudicato un bambino dalle sue produzioni, ti sarai certo imbattuta in situazioni nelle quali sono stati gli stessi bambini a giudicarsi aspramente in funzione dei loro elaborati. Un’espressione come: <<maestra, X ha fatto un pasticcio!>> Ti suona familiare? In quei momenti ti verrebbe voglia di ammonire chi l’ha pronunciata e di liquidare la faccenda con il classico: <<tutti i disegni sono belli!>>?

Se tu reagissi così cadresti in contraddizione e disorienteresti chi ha fatto tesoro del tuo insegnamento. Sei stata tu, in fondo, a chiedere ai bambini di colorare dentro i margini di una sagoma. Sei stata tu a dire ai bambini che il sole è giallo ed è rotondo. Sei tu che hai parole di apprezzamento verso i bambini che riescono a seguire le tue indicazioni/prescrizioni. Cosa c’è quindi di strano se qualcuno nota con una punta di “disprezzo” un lavoro eseguito “male”, che non ha rispettato le indicazioni, anche acquisite precedentemente? Ma c’è di più. Tra i 4 e i 5 anni i bambini cominciano ad acquisire la capacità di estendere un concetto anche a contesti diversi da quello in cui lo hanno appreso. Redarguire continuamente i bambini che durante le attività ludico-relazionali non rispettano le regole comportamentali, senza da parte nostra riuscire a gestire veramente il conflitto, senza interessarci alle ragioni che lo hanno generato, produce alla lunga un’inevitabile associazione: chi non rispetta le regole non è un/una bravo/a bambino/a e merita di essere ammonito. E ciascuno se ne ricorderà e si sentirà in diritto di giudicare negativamente l’operato altrui, ogni qualvolta ci siano regole non rispettate, con la certezza di compiere un’azione in difesa di tutta la comunità. La “difesa” della comunità e delle sue regole si traduce nel necessario allontanamento di chi con la sua disobbedienza le mette a repentaglio, generando sottoclassi di bambini bravi e intelligenti e bambini disubbidienti o con scarse capacità di apprendimento.

 

È possibile formulare un progetto educativo che abbia una sua coerenza interna e che abbia a cuore il rispetto per il benessere di ciascun/a bambino/a?

A titolo esemplificativo, inerente all’attività proposta nell’u.d.a 2 de “il fantastico viaggio di Lella la coccinella”, pubblicata sulla pagina Facebook “Educazione in Prospettiva”, si propone un percorso di indagine riflessiva che parte da un solo presupposto:

 

il RISPETTO reciproco è un valore irrinunciabile ed è per questo che la REGOLA deve essere negoziabile

 

Siamo partiti dai colori semplici o fondamentali e li abbiamo esaminati rispetto al modo in cui caratterizzano alcuni oggetti della realtà fenomenica ma anche emotiva. Possiamo dare un colore anche al modo in cui ci sentiamo in particolari condizioni sentimentali? Quale colore rispecchia in questo momento il tuo stato d’animo. Perché? Possiamo dire che tutti quelli che provano le stesse emozioni hanno l’animo colorato dallo stesso colore?

L’aspetto della condivisione permette di oltrepassare l’aspetto oggettivo della conoscenza, cogliendo testimonianze dalle sfumature cognitive che accreditano la possibilità di costruire altra conoscenza attraverso il confronto delle idee e l’adeguata legittimazione delle proprie posizioni o delle proprie premesse epistemiche.

In questa sezione, come nelle altre dedicate a queste attività, oltre ad aver appreso alcuni fondamentali segmenti cognitivi riconducibili agli obiettivi contemplati in seno ai vari campi di esperienza, si è dato ampio spazio alle possibilità di ampliare e amplificare, a partire dalle informazioni di base acquisite, la portata cognitiva e formativa di ciascuna attività. Ciò che essenzialmente si intende qui stimolare è il pensiero creativo, consentendo ai bambini di esercitare la capacità di utilizzare in modo originale il “materiale cognitivo” appreso attraverso il processo di istruzione.

In ogni attività quindi si possono distinguere le aree epistemologiche, etiche ma anche estetiche.

In questa prospettiva e nella logica di una costante educazione al pensiero si possono compiere riflessioni di ordine superiore:

  • ·        produco ed esprimo un pensiero su ciò che ho fatto o che altri hanno fatto e mi viene mostrato.

Cos’è un pasticcio? Perché lo chiami così? Come deve essere un disegno per non essere un pasticcio? Esiste un modo per usare i colori che renda il tuo lavoro un bel disegno, un lavoro ben fatto, un capolavoro? Quale tra questi secondo te può essere considerato un lavoro ben fatto? 

  • ·        Collocare poi la nostra ricerca entro un quadro di valori condivisi riesce a contestualizzare in termini bruneriani i risultati (anche se solo provvisori e sempre in evoluzione) prodotti durante il nostro percorso; e allora non solo riusciremo a concordare, negoziandoli, dei parametri entro i quali i bambini possano “giudicare” i lavori svolti, ma verranno esplorate altre piste di indagine come quelle inerenti all’aspetto etico della valutazione.

È corretto dire a un compagno o sentirsi dire da un compagno che il proprio lavoro non è adeguato? O, peggio, che è un pasticcio? Che fa schifo? Le riflessioni condotte mostrano come sia difficile per i bambini limitarsi al giudizio del prodotto e a non estenderlo alla persona. Così un lavoro eseguito male è il prodotto di una cattiva persona che va evitata: non è mio/a amico/a.  C’è tra i bambini la tendenza ad un’omologazione che, a differenza di quanto avviene tra gli adulti, può essere controllata attraverso un opportuno intervento educativo.

  • ·        Questo perché sia efficace non può limitarsi ad essere una condotta morale calata dall’alto ma deve essere metabolizzata dai bambini fino a costituirne l’habitus, attraverso il dialogo autentico, cioè aperto e pronto ad accogliere anche posizioni che non condividiamo o che semplicemente si allontanano dai canoni di realtà ai quali siamo stati abituati, purché siano supportate da valide argomentazioni.

Senza per questo ammonire o colpevolizzare o, peggio, minacciare: ma allora non hai capito niente! Ma che stai dicendo! No, non è così! Ecc.. Queste sono esclamazioni che scoraggiano i bambini a continuare la loro ricerca e li incanala subdolamente sulla via che noi abbiamo già tracciato per loro, anche quando la loro verità non è sbagliata, inverosimile ma semplicemente si allontana dal nostro personale modo di concepirla.

 

Voglio salutarti con questo interrogativo: qual è il discrimine che usi per distinguere il frutto della creatività, dal frutto della mancata comprensione della regola, cioè dell’errore?

Puoi condividere le tue riflessioni nei commenti sul blog o sulla pagina, grazie!

 

Agata Calise